Obblighi CBAM per importatori: registrazione ADM, dichiarazione annuale e certificati
Il Dichiarante Autorizzato CBAM: chi deve registrarsi e come
Dal 1 gennaio 2026 nessuna merce soggetta al CBAM può essere immessa in libera pratica nell'Unione Europea senza che l'importatore sia registrato come Dichiarante Autorizzato CBAM, identificato con l'acronimo ADM (Authorized Declarant Mechanism). La registrazione avviene nel registro CBAM nazionale, istituito ai sensi del Reg. (UE) 2023/1769, e deve essere completata prima della prima importazione.
L'obbligo riguarda qualsiasi soggetto economico che importa direttamente o tramite rappresentante doganale merci classificate nei sei settori CBAM: acciaio e ferro, cemento, alluminio, fertilizzanti azotati, elettricità e idrogeno. Non esistono soglie minime di esenzione per volume o valore: anche una singola importazione di una tonnellata di acciaio richiede la registrazione.
La procedura di registrazione richiede l'identificazione fiscale dell'importatore, la dichiarazione dei codici doganali CN delle merci importate, e l'impegno a presentare la dichiarazione annuale CBAM. Una volta registrato, il dichiarante riceve un codice ADM univoco che deve essere indicato in ogni dichiarazione doganale successiva.
Le autorità doganali rifiutano lo sdoganamento di merci CBAM presentate da soggetti non registrati. L'omessa registrazione comporta sanzioni amministrative e il blocco delle importazioni.
La raccolta dati dal fornitore extra-UE: il nodo operativo del CBAM
Il passaggio più complesso nella catena di conformità CBAM non è il calcolo in sé, ma la raccolta dei dati sulle emissioni dall'impianto di produzione nel paese d'origine. L'importatore deve richiedere al proprio fornitore extra-UE una serie di informazioni dettagliate: le emissioni dirette totali dell'impianto nel periodo di riferimento, le emissioni indirette dalla generazione di elettricità, il livello di attività (tonnellate prodotte), i precursori utilizzati e le relative emissioni, e infine l'eventuale carbon price pagato nel paese d'origine.
Questa comunicazione non è standardizzata a livello globale, e molti fornitori in paesi come Cina, India, Turchia o Russia non hanno familiarità con i requisiti CBAM. L'importatore si trova quindi nella posizione di dover educare il proprio fornitore sugli obblighi normativi europei, negoziare la condivisione dei dati e, in molti casi, accettare il rischio che i dati non siano disponibili o siano incompleti.
Quando i dati reali non sono disponibili, l'importatore è costretto a utilizzare i valori default della Commissione Europea, con il relativo markup crescente. Questo rappresenta un incentivo economico potente a costruire relazioni trasparenti con i fornitori e a investire nella tracciabilità delle emissioni lungo la catena del valore. Le aziende che riescono a ottenere dati verificati godono di un vantaggio competitivo diretto in termini di costo CBAM.
La dichiarazione annuale CBAM: contenuto, scadenze e sanzioni
Entro il 31 maggio di ogni anno, ciascun Dichiarante Autorizzato deve presentare la dichiarazione annuale CBAM relativa alle importazioni dell'anno precedente. La prima dichiarazione, relativa alle importazioni del 2026, sarà quindi dovuta entro il 31 maggio 2027. La dichiarazione deve contenere la quantità totale di ciascun tipo di merce importata, espressa in tonnellate e disaggregata per codice CN e paese d'origine.
Per ciascuna linea di merce, la dichiarazione riporta le emissioni incorporate totali, suddivise in emissioni dirette, indirette e da precursori. Deve indicare la fonte dei dati utilizzati (verificati, reali non verificati o default), il benchmark applicabile, la deduzione per quote gratuite e l'eventuale carbon price pagato all'estero. Il risultato finale è il numero di certificati CBAM da restituire.
Le sanzioni per la mancata o tardiva presentazione della dichiarazione sono proporzionate al valore dei certificati non restituiti e possono raggiungere importi significativi. Ma il rischio reputazionale è altrettanto rilevante: il registro CBAM è pubblico e la non conformità di un importatore è visibile a clienti, partner commerciali e autorità di vigilanza.
La dichiarazione annuale CBAM può essere presentata e corretta fino a 2 mesi dopo la scadenza originaria, ma le correzioni tardive possono comunque comportare sanzioni.
Acquisto e restituzione dei certificati CBAM
I certificati CBAM sono strumenti finanziari il cui prezzo è determinato dalla media settimanale dei prezzi delle aste EU ETS della settimana precedente. L'importatore acquista certificati attraverso il registro CBAM nazionale e li accumula nel proprio conto fino alla scadenza della dichiarazione annuale, momento in cui restituisce il numero corrispondente alle emissioni incorporate nette.
Il meccanismo prevede anche un obbligo trimestrale minimo: al 31 maggio, 31 agosto e 30 novembre di ogni anno, il dichiarante deve detenere nel proprio conto un numero di certificati pari almeno all'80% delle emissioni incorporate nelle importazioni effettuate nei trimestri precedenti. Questo impedisce strategie di acquisto speculativo all'ultimo momento.
I certificati non utilizzati possono essere riacquistati dall'autorità competente su richiesta del dichiarante, fino a un terzo del totale acquistato nell'anno. I certificati hanno una validità limitata e non possono essere trasferiti tra dichiaranti. Il prezzo medio dei certificati nel 2026 è stimato intorno ai 60-70 euro per tonnellata di CO₂, ma è soggetto alla volatilità del mercato ETS.
La verifica delle emissioni: il ruolo del verificatore accreditato
Per poter utilizzare dati reali sulle emissioni nella dichiarazione CBAM, anziché i più costosi valori default, l'importatore deve far verificare tali dati da un verificatore accreditato ai sensi del Regolamento (UE) 2018/2067 o di un sistema equivalente riconosciuto dalla Commissione. La verifica attesta che i dati comunicati dal produttore extra-UE sono accurati, completi e conformi alla metodologia CBAM.
Il costo della verifica rappresenta un investimento che si ripaga rapidamente attraverso il minor costo dei certificati CBAM. Per volumi di importazione significativi, il risparmio derivante dall'utilizzo di dati verificati rispetto ai valori default con markup può essere di diversi ordini di grandezza superiore al costo della verifica stessa.
Il verificatore esamina la metodologia di monitoraggio dell'impianto, i registri di consumo energetico, le emissioni di processo e i fattori di emissione utilizzati. Rilascia poi un rapporto di verifica che l'importatore allega alla dichiarazione annuale. Senza questo rapporto, l'autorità competente può riqualificare i dati come non verificati e applicare i valori default.
Iniziare il processo di verifica con largo anticipo rispetto alla scadenza della dichiarazione. I verificatori accreditati CBAM sono ancora pochi e i tempi di attesa possono essere lunghi.
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