Tutte le risorse
CBAM16 marzo 202614 min

CBAM 2026: guida completa al Carbon Border Adjustment Mechanism

Cos'è il CBAM e perché cambia le regole del commercio internazionale

Il Carbon Border Adjustment Mechanism, noto come CBAM, è il meccanismo europeo che dal 1 gennaio 2026 impone un prezzo sulle emissioni di CO₂ incorporate nelle merci importate nell'Unione Europea. Si tratta, in sostanza, di un dazio climatico progettato per impedire il fenomeno del carbon leakage, ovvero lo spostamento della produzione industriale verso paesi con normative ambientali meno stringenti.

L'idea alla base del CBAM è semplice ma rivoluzionaria: se un produttore europeo di acciaio paga un prezzo per le proprie emissioni attraverso il sistema EU ETS (Emissions Trading System), anche un produttore turco o cinese che esporta lo stesso acciaio nell'UE deve sostenere un costo equivalente. Il CBAM livella il campo di gioco, eliminando il vantaggio competitivo derivante dall'assenza di politiche climatiche nel paese d'origine.

Il regolamento base è il Reg. (UE) 2023/956, che definisce la formula di calcolo, i settori coperti, gli obblighi di registrazione e il calendario di phase-in delle quote gratuite. A questo si aggiungono i regolamenti di esecuzione 2025/2620 (benchmark CBAM) e 2025/2621 (valori default di emissione), che completano il quadro operativo per la fase definitiva.

La fase transitoria è finita: cosa cambia dal 2026

Dal 1 ottobre 2023 al 31 dicembre 2025 si è svolta la fase transitoria del CBAM, durante la quale gli importatori avevano il solo obbligo di reporting trimestrale sulle emissioni incorporate nelle merci importate. Nessun certificato da acquistare, nessun costo aggiuntivo: solo trasparenza e raccolta dati.

Dal 1 gennaio 2026 il paradigma cambia radicalmente. La fase definitiva prevede l'obbligo di acquistare certificati CBAM in quantità corrispondente alle emissioni incorporate nelle merci importate. Il prezzo di ciascun certificato è agganciato alla media settimanale delle aste EU ETS, che attualmente oscilla intorno ai 65 euro per tonnellata di CO₂.

Questo significa che ogni tonnellata di acciaio, cemento, alluminio, fertilizzante, idrogeno o elettricità importata nell'UE genera un costo aggiuntivo proporzionale alle emissioni del processo produttivo nel paese d'origine. Per le aziende importatrici, ignorare il CBAM non è più un'opzione: è un obbligo normativo con sanzioni significative per chi non si adegua.

La registrazione come Dichiarante Autorizzato CBAM (ADM) doveva essere completata entro il 31 dicembre 2025. Senza registrazione, le merci CBAM non possono essere sdoganate.

I sei settori coperti dal CBAM: acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, elettricità, idrogeno

Il CBAM copre sei settori industriali ad alta intensità di carbonio, selezionati perché maggiormente esposti al rischio di carbon leakage. L'acciaio e il ferro rappresentano la quota più ampia delle importazioni CBAM, con codici doganali che vanno dal CN 7206 al CN 7326, coprendo dalla ghisa grezza fino a bulloni, tubi e profilati. Il cemento, identificato dal codice CN 2523, include clinker e cemento Portland. L'alluminio, dal CN 7601 al 7609, copre il metallo greggio e tutti i suoi semilavorati.

I fertilizzanti minerali azotati (CN 2808, 2814, 3102, 3105) comprendono acido nitrico, ammoniaca e nitrati. L'elettricità (CN 2716) è un caso particolare perché non beneficia di alcuna quota gratuita, rendendo il costo CBAM immediatamente pieno. L'idrogeno (CN 2804), aggiunto nella versione finale del regolamento, riflette l'importanza strategica di questa risorsa nella transizione energetica europea.

Per ciascun settore, il regolamento prevede route produttive specifiche con benchmark differenziati. Ad esempio, per l'acciaio si distingue tra altoforno (BF-BOF), forno elettrico ad arco per acciaio al carbonio (EAF) e forno elettrico per acciaio alto legato. Questa granularità è fondamentale perché il benchmark determina direttamente la deduzione delle quote gratuite dalla formula di calcolo.

Come si calcola il costo CBAM: la formula C = (SE − F×CF×BM − D) × P

Il cuore del CBAM è una formula matematica che determina il costo per tonnellata di merce importata. La variabile SE rappresenta le emissioni specifiche incorporate nel prodotto, misurate in tonnellate di CO₂ per tonnellata di merce. Queste emissioni sono la somma di tre componenti: le emissioni dirette del processo produttivo (Scope 1), le emissioni indirette dalla generazione dell'elettricità consumata (Scope 2), e le emissioni dei materiali precursori utilizzati.

Dal valore SE si sottrae la deduzione per le quote gratuite, calcolata come F × CF × BM, dove F è il fattore di allocazione gratuita che decresce ogni anno dal 97,5% nel 2026 fino a zero nel 2034, CF è il fattore di correzione cross-settoriale (attualmente 1,0), e BM è il benchmark di prodotto specifico per la route produttiva, definito nel Reg. 2025/2620.

Si sottrae inoltre D, la deduzione per eventuali carbon price già pagati nel paese d'origine, per evitare la doppia imposizione. Il risultato, che non può essere negativo, viene moltiplicato per P, il prezzo del certificato CBAM in euro per tonnellata di CO₂. Il costo totale è poi semplicemente il costo unitario moltiplicato per la quantità importata in tonnellate.

Nel 2026, con F al 97,5%, l'impatto CBAM è ancora contenuto (solo il 2,5% delle emissioni è esposto). Ma entro il 2030 quasi la metà del costo sarà scoperta, e dal 2034 il CBAM funzionerà a pieno regime.

Emissioni dirette, indirette e precursori: cosa conta nel calcolo CBAM

Comprendere quali emissioni entrano nel calcolo è cruciale per gestire il costo CBAM. Le emissioni dirette sono quelle generate fisicamente nell'impianto di produzione: la combustione di carbone nel forno, la reazione chimica di calcinazione nel cemento, la riduzione elettrolitica dell'alluminio. Queste sono sempre incluse per tutti i settori CBAM.

Le emissioni indirette derivano dalla generazione dell'elettricità consumata nell'impianto. La loro inclusione dipende dal settore: sono particolarmente significative per l'alluminio primario, dove l'elettrolisi è il processo dominante, e sono incluse anche per cemento, fertilizzanti, idrogeno e acciaio. L'unica eccezione è l'elettricità stessa, dove il concetto non si applica perché il prodotto importato è energia elettrica.

Le emissioni da precursori rappresentano il carbonio incorporato nei materiali intermedi usati per produrre il bene finale. Per l'acciaio, ad esempio, i precursori includono rottame, ghisa e ferro preridotto (DRI). Per il cemento è il clinker, per l'alluminio l'allumina e gli anodi carboniosi, per i fertilizzanti l'ammoniaca. Il CBAM richiede di sommare queste emissioni a quelle dirette e indirette per ottenere il valore SE totale.

Dati verificati vs valori default: l'impatto sulla bolletta CBAM

La qualità dei dati sulle emissioni è il fattore che più influenza il costo CBAM finale. Esistono tre livelli di dato: verificato, reale non verificato e default. I dati verificati provengono dall'impianto di produzione e sono certificati da un verificatore accreditato nell'UE. Rappresentano il miglior scenario possibile perché riflettono le emissioni effettive, che spesso sono inferiori ai valori default.

Quando l'importatore non riesce a ottenere dati reali dal fornitore extra-UE, si applicano i valori default calcolati dalla Commissione Europea per ogni combinazione paese-settore-codice CN. A questi valori si aggiunge un markup crescente nel tempo: +10% nel 2026, +20% nel 2027 e +30% dal 2028 in poi. Questo markup è un incentivo esplicito a raccogliere dati reali: chi non lo fa paga di più.

Per dare un'idea concreta dell'impatto: su un'importazione di 1.000 tonnellate di acciaio BF-BOF, la differenza tra dati verificati e valori default con markup può superare i 10.000 euro già nel 2026, e diventerà molto più significativa con l'avanzare del phase-out delle quote gratuite. Investire nella raccolta dati dal fornitore è quindi una strategia di ottimizzazione dei costi, non solo un obbligo normativo.

Con i nostri strumenti di simulazione puoi confrontare entrambi gli scenari (dati reali vs default) e calcolare il risparmio potenziale ottenibile con dati verificati.

Il phase-out delle quote gratuite: perché il costo CBAM crescerà ogni anno

Il CBAM non nasce come strumento a sé stante, ma come contrappeso alla progressiva eliminazione delle quote gratuite EU ETS assegnate all'industria europea. La Direttiva 2023/959 (Fit for 55) stabilisce un calendario preciso di riduzione: nel 2026 il fattore F è al 97,5%, nel 2029 scende al 77,5%, nel 2030 al 51,5%, e nel 2034 arriva a zero.

Questo significa che il costo CBAM netto cresce esponenzialmente. Se nel 2026 solo il 2,5% delle emissioni benchmark è esposto al prezzo del certificato, nel 2030 sarà quasi la metà, e dal 2034 l'intero costo ricadrà sull'importatore. Per un'azienda che importa volumi significativi di merci CBAM, pianificare questa traiettoria di costo è essenziale per la strategia commerciale e la gestione dei margini.

Le imprese più lungimiranti stanno già valutando le implicazioni a medio termine: diversificazione delle fonti di approvvigionamento verso fornitori con processi a basse emissioni, negoziazione contrattuale della condivisione del costo CBAM, investimento in impianti di produzione più efficienti nella propria catena del valore. Il CBAM non è solo un costo: è un segnale di prezzo che ridisegna le catene globali del valore.

Vuoi calcolare il costo CBAM delle tue importazioni? Contattaci per una simulazione gratuita e una consulenza personalizzata.

Contattami