Business plan vs studio di fattibilità: differenze e quando servono
Due strumenti, due scopi
Business plan e studio di fattibilità vengono spesso confusi o usati come sinonimi, ma sono strumenti con scopi, contenuti e destinatari diversi. Capire la differenza è fondamentale per scegliere quello giusto e per non sprecare tempo e risorse su un documento inadatto.
Lo studio di fattibilità risponde a una domanda specifica: 'questo investimento/progetto è economicamente sostenibile?'. Il business plan risponde a una domanda più ampia: 'come intendo avviare e gestire questa attività/iniziativa imprenditoriale?'.
Lo studio di fattibilità è tipicamente un input per una decisione GO/NO-GO su un singolo investimento. Il business plan è una roadmap operativa per un'intera iniziativa imprenditoriale o per una linea di business.
Lo studio di fattibilità: focus sull'investimento
Lo studio di fattibilità economico-finanziaria analizza un investimento specifico per determinarne la convenienza economica. Si concentra su dati quantitativi e produce indicatori misurabili.
Contenuto tipico: analisi CAPEX (investimento iniziale con dettaglio delle voci), proiezione OPEX (costi operativi annuali su più anni), stima dei ricavi o dei risparmi generati dall'investimento, modello di cashflow con attualizzazione (DCF), indicatori: NPV, IRR, Payback Period, Profitability Index, analisi di sensibilità sulle variabili chiave, eventuale simulazione Monte Carlo per il rischio.
Destinatari tipici: direzione aziendale per decisioni di investimento, istituti di credito per richieste di finanziamento, periti e attestatori per Transizione 5.0 e Industria 4.0, soci e investitori per valutare un singolo progetto.
Orizzonte temporale: copre la vita utile dell'investimento (tipicamente 5-15 anni per investimenti industriali).
Lo studio di fattibilità è lo strumento richiesto dalle perizie tecniche per Transizione 5.0 e dalla maggior parte degli istituti di credito per finanziamenti di investimento.
Il business plan: focus sull'impresa
Il business plan descrive un'iniziativa imprenditoriale nella sua interezza: dal modello di business alla strategia commerciale, dall'organizzazione alla pianificazione finanziaria.
Contenuto tipico: executive summary, descrizione dell'azienda e della sua missione, analisi del mercato e della concorrenza, modello di business e proposta di valore, strategia commerciale e di marketing, piano operativo (organizzazione, processi, risorse), piano finanziario (conto economico previsionale, stato patrimoniale, cash flow, punto di pareggio), analisi dei rischi e strategie di mitigazione, piano di implementazione con milestones.
Destinatari tipici: potenziali investitori (venture capital, business angel, soci), istituti di credito per finanziamenti d'impresa (non di singolo investimento), bandi pubblici e programmi di accelerazione, la stessa direzione aziendale come strumento di pianificazione strategica.
Orizzonte temporale: tipicamente 3-5 anni, con focus sul primo anno in dettaglio mensile.
Le differenze chiave
Ecco le differenze fondamentali che guidano la scelta tra i due strumenti.
Ampiezza: lo studio di fattibilità analizza un investimento specifico. Il business plan analizza un'intera attività imprenditoriale o linea di business.
Focus: lo studio di fattibilità è quantitativo-finanziario (numeri, indicatori, modelli). Il business plan è sia qualitativo (strategia, mercato, organizzazione) che quantitativo (piano finanziario).
Decisione supportata: lo studio di fattibilità supporta un GO/NO-GO su un investimento. Il business plan supporta l'avvio o lo sviluppo di un'iniziativa imprenditoriale.
Analisi del mercato: nello studio di fattibilità è limitata agli aspetti che influenzano i ricavi dell'investimento. Nel business plan è estesa e strategica (dimensione del mercato, segmentazione, posizionamento, concorrenza).
Organizzazione: lo studio di fattibilità non tratta l'organizzazione aziendale. Il business plan include organigramma, competenze chiave, piano assunzioni.
Lunghezza tipica: studio di fattibilità 20-40 pagine. Business plan 40-80 pagine (più allegati).
Quando servono entrambi
In molti casi concreti servono entrambi i documenti, in sequenza o in parallelo.
Nuova impresa con investimento significativo: il business plan descrive l'iniziativa nel suo complesso, lo studio di fattibilità analizza nel dettaglio l'investimento industriale principale (macchinari, impianti). La banca vuole entrambi: il BP per valutare l'impresa, lo SdF per valutare l'investimento.
Impresa esistente che investe in una nuova linea: lo studio di fattibilità è sufficiente se l'azienda è consolidata e l'investimento è nell'ambito dell'attività esistente. Se l'investimento apre un nuovo mercato o cambia il modello di business, serve anche un business plan (o un aggiornamento del piano strategico).
Accesso a Transizione 5.0: lo studio di fattibilità è lo strumento primario (perizia tecnica + analisi economica dell'investimento). Il business plan non è richiesto dalla normativa ma può essere utile per il finanziamento bancario dell'investimento.
Startup tecnologica: il business plan è il documento principale per investitori e bandi. Lo studio di fattibilità viene integrato come sezione del piano finanziario per gli investimenti in R&D o in asset produttivi.
Come strutturare lo studio di fattibilità
Uno studio di fattibilità ben strutturato segue un flusso logico che porta dalla definizione dell'investimento alla decisione.
Sezione 1 — Contesto e obiettivi: descrizione dell'investimento, motivazioni, obiettivi attesi. Breve, max 1-2 pagine.
Sezione 2 — Analisi tecnica: descrizione tecnica del bene/impianto, requisiti tecnici, specifiche. Per investimenti Transizione 5.0: classificazione Allegato A e requisiti 5+2.
Sezione 3 — CAPEX: investimento iniziale dettagliato per voce, con contingency e soft costs (progettazione, installazione, collaudo, formazione).
Sezione 4 — OPEX: costi operativi annuali con proiezione pluriennale, tassi di escalation per inflazione e variazioni attese.
Sezione 5 — Ricavi/Risparmi: stima dei ricavi aggiuntivi o dei risparmi generati, con ipotesi trasparenti e documentate.
Sezione 6 — Modello finanziario: cashflow DCF con NPV, IRR, Payback, PI. Ipotesi sul finanziamento (debito/equity), tasso di sconto, fiscalità.
Sezione 7 — Analisi del rischio: sensibilità, scenari, eventuale Monte Carlo. Break-even delle variabili critiche.
Sezione 8 — Conclusioni e raccomandazione: GO/NO-GO motivato sulla base degli indicatori e dell'analisi del rischio.
La piattaforma DESUTEA automatizza le sezioni 3-7, generando il modello finanziario, gli indicatori, l'analisi di sensibilità e il Monte Carlo a partire dai dati inseriti dall'utente.
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